Prima tappa

L’arrivo. Inizia una nuova avventura!

Tappa dopo tappa impareremo a conoscere meglio questo fantastico mondo.
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Stagione 2014 - Puntata 01 – L’arrivo. Inizia una nuova avventura!

Scuola degli elfi traduttori:
Tutti conosciamo Lady Oscar, e quasi tutti sappiamo che il titolo originale è Versailles no bara. Nella pronuncia giapponese BERUSAIYU NO BARA. E si sa anche cosa significa: La rosa di Versailles. BARA significa rosa, il NO è la particella agglutinante che indica il complemento di specificazione e che traduciamo col “di” e BERUSAIYU è la pronuncia giapponese di Versailles. La fonetica giapponese non ha proprio tutti i suoni delle lingue europee per cui trascrivendo Versailles con l’alfabeto sillabico, si va per assonanza di pronuncia: In giapponese non esistono le sillabe con la lettera V che vengono sostituite da quelle con la B e quindi VE, diventa BE; non esiste la R da sola e di solito in questi casi si usano le sillabe con la U perché è la vocale muta. Quindi R diventa RU. Il SA c’è e resta SA; la I anche resta I ma il suono LLE del francese è molto particolare…quello che più si è ritenuto assomigliargli è la sillaba YU. Ed ecco perché da Versailles si arriva a BERUSAIYU. La pronuncia del nome di André per gli stessi motivi diventa ANDORE. Qui per sostituire la D da sola, che in giapponese non esiste, è stata usata la sillaba DO perché non esiste la sillaba DU. Oscar in giapponese sarebbe OSUKARU, ma dato che le U vengono pronunciate molto leggere e quasi non si sentono, la pronuncia alla fine resta OS’CAR’.
I titoli delle sigle. La opening, è BARA WA UTSUKUSHIKU CHIRU, e si traduce con: Le rose apassiscono in bellezza! BARA significa rosa. In giapponese non sempre il plurale e il singolare vengono specificati anche perché, non è come l’italiano che cambia la vocale finale e il gioco è fatto. Per specificare se si tratta di singolare/plurale, di maschile/femminile si adoperano dei suffissi oppure si affianca il sostantivo con un altro sostantivo che dia qualche indizio in più. Quando non c’è nulla di tutto questo, bisogna cercare di capire dal contesto. BARA preso così può essere rosa o rose. Il WA è un’altra particella agglutinante che indica il tema principale della frase. Questo elemento a volte coincide con il soggetto come in questo caso, altre volte indica semplicemente ciò di cui si parla, l’aspetto su cui l’interlocutore deve focalizzare l’interesse. Nel caso in cui il soggetto sia diverso dal topic, viene indicato con un’altra particella: il GA. Le particelle si scrivono utilizzando l’alfabeto sillabico Hiragana e il WA ha una particolarità: si scrive col simbolo corrispondente alla sillaba HA che però, quando ha la funzione grammaticale di particella, si pronuncia WA. Quindi una rosa o le rose, che sono tema principale e soggetto della frase. Alla fine della frase e recuperiamo il verbo che ci da il senso della frase stessa: CHIRU. È il verbo che in italiano significa Appassire nella sua forma di dizionario. La forma di dizionario, è quella che si trova cercando il termine sul dizionario appunto e indica le forme non passate, ovvero lo si usa sia per il presente che per il futuro. Qui possiamo tradurre tranquillamente al presente. E così la frase prende senso: Una rosa appassisce oppure le rose appassiscono. UTSUKUSHIKU è la forma avverbiale (si riconosce dal KU finale) di un aggettivo in I (ci sono 2 tipi di aggettivi: quelli in I e quelli in NA) chiamato UTSUKUSHII che significa Bello. Se poi al posto della I ci mettiamo il SA diventa sostantivo e quindi bellezza. Quindi come avverbio lo possiamo rendere con Bellamente, ma in italiano non si può sentire che una rosa appassisca bellamente; oppure con la locuzione In bellezza, che è quella adottata nella traduzione ufficiale. E siamo arrivati così ad avere il titolo completo: Una rosa appassisce in bellezza o Le rose appassiscono in bellezza. In questo caso il plurale sembra essere la scelta migliore perché più generico. La ending è AI NO HIKARI TO KAGE: AI significa Amore; la particella NO è sempre quella del complemento di specificazione e quindi Di; HIKARI significa luce; il TO è la particella del complemento di compagnia e in questo caso funge da E congiunzione; KAGE significa ombra. Quindi direi che si può rendere nell’insieme: Le luci e le ombre di un amore o dell’amore.

Carro delle fatine premonitrici – Oroscopo cinese:
Esistono diverse leggende che raccontano l'origine dello zodiaco cinese: Secondo la mitologia giapponese il Buddha, consapevole che la sua vita terrena fosse ormai giunta al termine, rivolse un appello a tutti gli animali della terra affinché si riunissero attorno a lui. Ma solamente 12 andarono a rendergli l’ultimo saluto. Come ricompensa, per la loro fedeltà, il Buddha stabilì di dare ad ogni anno del ciclo lunare il nome di ognuno di loro in modo tale da farli essere al di sopra della morte. Il Topo, precedette tutti e fu il primo a presentarsi dal Buddha; il secondo, fu il Bufalo (conosciuto anche come Toro o Bue), seguito a ruota dalla coraggiosa e intrepida Tigre e dal pacifico e tranquillo Coniglio (chiamato a volte anche Gatto o Lepre). Per quinto si presentò il Drago che aveva dietro di se il Serpente. Settimo fu l’atletico Cavallo, seguito dalla signorile ed elegante Capra (che qualcuno identifica anche con la Pecora) che arrivò ottava. Subito dopo sopraggiunse la furba Scimmia, e dopo ancora il Gallo; naturalmente non poteva mancare il sempre fedele Cane e, per concludere, il Maiale (detto anche Cinghiale), considerato fortunato poiché per soli pochi istanti riuscì a porgere il proprio saluto al Buddha già pronto per il Grande Passo. La leggenda spiega anche come mai il topo riuscì a battere il bue. Arrampicandosi sul suo dorso il topo evitò di percorrere la strada e giunto sul luogo saltò il bue e salutò il Buddha. Questa leggenda deriva probabilmente dall'incontro tra il buddhismo e le tradizioni cinesi, ma ne esiste un’altra secondo la quale l'Imperatore di Giada, sovrano del Cielo e della terra, decise di visitare la Terra personalmente. Si stupì nell'ammirare le creature terrestri e decise di prenderne dodici, da portare al Cielo, per mostrarle agli esseri divini. Gli animali che portò via furono: un topo, un toro, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una capra, una scimmia, un gallo, un cane e un maiale. Il gatto, il più bello degli animali, chiese al topo di informarlo il giorno in cui l'Imperatore di Giada sarebbe venuto a prenderli. Ma il topo, geloso della bellezza del gatto, non lo informò. Conseguentemente, il gatto non si presentò all'arrivo dell'Imperatore di Giada, e fu sostituito dal coniglio. L'Imperatore di Giada, affascinato dagli animali, decise di attribuire ad ognuno di essi un anno del calendario. Quando il gatto venne a sapere cosa era successo, si arrabbiò furiosamente con il topo. Così la leggenda spiega anche l'origine dell'inimicizia tra gatti e topi. Nell’oroscopo cinese i segni sono sempre 12, hanno i nomi di questi animali fortunati e si alternano uno per ogni anno. In questo modo ogni segno si ripresenta ogni 12 anni. Tuttavia, l’oroscopo cinese non si esaurisce con i 12 segni, ma vengono coinvolti anche gli elementi della natura e l’orario di nascita per stabilire gli ascendenti.

Teatro dei Fiori Musicali:
Traduzione del testo di Love Again, una delle canzoni dei Bee Hive mai tradotte e adattate nella versione italiana di Kiss Me Licia!
Cameretta dei dolci sogni spaziali:
Lettura delle fiabe giapponesi dal libro intitolato appunto Fiabe giapponesi a cura di Maria Teresa Orsi, una docente del dipartimento di orientalistica dell’università Ca’Foscari di Venezia.
Titolo della fiaba letta: I geta fatati. Cosa sono i geta? Sono i sandali infradito di legno tradizionali.

Segreteria Galattica:
Messaggio di Capitanb sul nome originale, origine e ruolo delle palline di fuliggine nei film di Miyazaki. Le pallette di fuliggine sono dei personaggi inventati dallo stesso Miyazaki per i suoi film. Sicuramente ha preso spunto da un tipo di spiriti della mitologia giapponese il cui habitat ideale sono le vecchie case incustodite e umide. Si nutrono del vapore emanato dal legno e dagli alberi vivi. Odiano la luce e infatti si rintanano negli angoli bui delle case, le crepe sui muri, gli armadi, i ripostigli e la soffitta. Si formano piano piano dallo sporco e dalla polvere nera che si accumula e stanno così in giro finché non arriva qualcuno ad abitare la casa. Se poi quel qualcuno si mette anche a fare le pulizie, allora fuggono via veloci e a frotte. Il loro aspetto è quello di una pallina pelosa che non ha una fisicità strutturata e solida. Oltre a questa figura classica esiste una variante con gli arti un po’ più sviluppati e con anche un’intelligenza superiore per poterli usare. In giapponese si chiamano SUSUWATARI che significa letteralmente “Provenienza/Origine (watari) dalla fuliggine/polvere (susu). In un italiano un po’ più scorrevole potremmo renderlo con Ciò che proviene/ha origine dalla fuliggine/polvere. Infatti questi esseri si originano così all’improvviso dalla fuliggine e se si dissolvono poi si rigenerano sempre da lì. All’interno delle opere di Miyazaki vengono chiamati anche KUROSUKE in italiano Simpatico (Suke) nero (Kuro) e MAKKUROKUROSUKE ovvero Simpatico Nero Nerissimo (Makkuro). In particolare li possiamo vedere in Totoro e nella Città incantata in cui hanno ruoli differenti: infatti nel film di Totoro sono spiritelli che vivono nella casa da molto tempo, che si muovono nel buio e si infilano nelle aperture dei muri, proprio come gli spiriti di cui parlavo prima. Non a caso nella versione italiana li hanno chiamati Nerini del buio e Corrifuliggine. Invece quelli della Città incantata hanno un’altra storia: erano persone che, come i genitori di Chihiro, hanno mangiato il cibo destinato agli spiriti e che Yubaba ha trasformato in palline di fuliggine mettendoli poi a lavorare presso Kamaji, l’uomo delle caldaie, per il quale trasportano pesanti blocchi di carbone fino al forno della caldaia. Questi ultimi si nutrono di particolari caramelle chiamate Konpeito e differiscono da quelli di Totoro perché non hanno la forma classica simil-riccio del castagno, ma quella della variante di cui parlavo prima, con le braccine e le gambette più lunghe, e l’intelligenza per usarle (e aggiungerei anche una certa furbizia!). Per quanto riguarda, invece, la ricorrenza e quindi l’importanza che questi personaggi hanno nei film dello Studio Ghibli, esiste un’ipotesi secondo la quale attraverso le palline di fuliggine il maestro Miyazaki abbia voluto creare una sorta di continuità o comunque di collegamento tra questi 2 film che presentano una visione del mondo molto simile e diverse analogie. Nell’intervista riportata sull’artbook originale della città incantata, gli è stata posta una domanda simile, ovvero come mai anche in film come Totoro è Mononoke abbia voluto disegnare le divinità che dimorano all’interno delle piante giapponesi. Essendo anche le palline di fuliggine degli spiriti che, come abbiamo visto, si nutrono del vapore emanato dai tronchi degli alberi e dal legno, ho pensato che potesse c’entrare qualcosa. Lui, nel rispondere, si è un po’ perso ma ha lasciato intendere che per i giapponesi si deve dare una grande importanza al rispetto per la natura perché, nonostante l’introduzione di religioni come il buddhismo e il confucianesimo, in fondo al cuore dei giapponesi c’è sempre quel qualcosa dello shintoismo che, riconosce la presenza di una divinità in ogni cosa, soprattutto se appartenente alla natura. Non bisogna cercare di controllare la natura, magari modificando un ecosistema pensando, così, di salvaguardarlo, ma bisogna avere un cuore modesto e sentimenti di rispetto verso il mondo.

Haiku: (Poesia giapponese composta da 3 versi di 17 sillabe suddivise con la metrica 5 7 5).
Questa è scritta da Yosa Buson:

YUUKAZE YA
MIZU AOSAGI NO
HAGI WO UTSU

Nel vento della sera
L’acqua si frange sulle zampe
Dell’airone cenerino