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Lo sviluppo dell’animazione italiana dal secondo dopoguerra agli anni ’80 del xx° secolo

todayNovembre 3, 2023 72 5

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Lo sviluppo dell’animazione italiana dal secondo dopoguerra agli anni ’80 del xx° secolo

La televisione in Italia ufficialmente nacque il 3 gennaio del 1954, data storica.

Dal principio a differenza dell’orientamento statunitense che subito ne colse l’aspetto più “redditizio, nelle intenzioni dei “padri fondatori” nostrani la televisione ha sin da subito avuto un preciso intento per lo più (in)formativo e rivolto alle esigenze dei più piccoli e delle nuove generazioni.

Per i bambini e gli adolescenti furono infatti ideati (bei) programmi di intrattenimento con obiettivi visivi specifici e soprattutto divisi per generi ed indirizzati (con molta buona volontà) a quella crescita culturale ed emotiva che i “prossimi adulti avrebbero diligentemente applicato, partendo anche dal “background” televisivo, successivamente quando chiamati a traghettare la nazione verso nuovi e lucenti orizzonti (quelli di oggi…).

In quegli anni valori quali l’impegno morale, la famiglia, il credo religioso, l’ altruismo, il sacrificio, il coraggio, l’intelligenza ed il senso del dovere erano i “dogmi positivi” che dovevano essere veicolati (inculcati?) attraverso la tv allo spettatore e ancor di più rappresentati nella TV dedicata ai bambini in cui doveva passare (e passava senza sforzo) un’immagine dei protagonisti delle storie raccontate come eroi positivi in ogni loro aspetto se non obbedienti ad ogni ordine morale e civile (pre)costituito.

Grazie ai primi cartoni animati di produzione italiana associati alla iconica trasmissione “Carosello” (1957/1977) nella quale attraverso l’intervento di personaggi animati altrettanto iconici (Calimero, La Linea, il draghetto Grisù, Miguel ecc…) venivano lanciati messaggi pubblicitari apparentemente non invasivi (sui quali sarebbe necessario invero aprire un mondo sul loro peso relativamente al livello di influenza psicologica a fini commerciali N.d.A.), si svilupparono numerosi studi di animazione con la produzione di opere di rilievo, su tutte “Un burattino di nome Pinocchio” di Giuliano Cenci e la proposizione di serie principali americane quali i “Pronipoti”, gli “Antenati”, la “Pantera Rosa”, “Titti e Silvestro”, “Tom e Jerry” ecc…. se non i classici disneyani.

La nascita di numerosi studi d’animazione ed il credo di diverse case di produzione cinematografica non portò in Italia alla costituzione di una consolidata industria del settore come negli Stati Uniti e in Giappone, ma favorì l’affermazione di diverse personalità nel campo.

L’animazione italiana si sviluppò decisamente a cavallo tra l’autorialità ed una certa serialità e, per quanto concerne il filone d’animazione autoriale italiano, il cineasta Bruno Bozzetto venne considerato un maestro indiscusso a livello mondiale grazie alla sua fama legata al personaggio del “Signor Rossi”, protagonista di sette cortometraggi dal 1960 al 1974.

Dopo “Carosello”, nacque la tv dei ragazzi con la trasmissione di “Gulp!” e la successiva “Supergulp!” basata sul fumetto occidentale di quel periodo che accoglieva i cartoni animati di Asterix, di Tintin, dei supereroi della Marvel, dei Peanuts e tanti altri.

Alla fine degli anni Settanta si assistette ad un’ondata di cartoons nipponici di vario argomento e per tutte le età, raggiungendo il massimo successo soprattutto negli anni Ottanta, grazie al ruolo fondamentale della Fininvest (oggi Mediaset) che trasmetteva programmi contenitore quali Ciao Ciao e soprattutto Bim Bum Bam, basati sul motto di “educare divertendo”.

Le tematiche affrontate nei cartoni animati giapponesi erano di vario genere e si distinguevano in soft, dal contenuto fantastico-fiabesco, sportivo, storico, sentimentale e di vita quotidiana, con musiche e atmosfere tranquille e distese, portatrici di valori sani e tanti altri, in contrasto con quello che era invece il genere “fantaguerriero” dei “robottoni” e similari.

L’ammirazione iniziale nei confronti dei cartoni nipponici, per l’originalità, le innovazioni e la somiglianza con le avventure dei supereroi americani fu ben presto però incredibilmente sostituita da un atteggiamento diffuso di preoccupazione legato ai possibili effetti negativi che la visione di questo tipo di cartoni animati (Anime), soprattutto il genere “robottoni”, avrebbe potuto avere sui bambini.

Situazione alquanto paradossale se ripensiamo agli anni (fine anni ‘70 primi anni ’80) in cui arrivarono in Italia in un clima di pieno periodo di fuoco armato laddove in numerose città terribili episodi di violenza venivano sbattuti in prima pagina ai giovani spettatori televisivi nei vari telegiornali. Questi ultimi (telegiornali) probabilmente venivano considerati educativi (N.d.A) mentre la lotta per la pace e la difesa della propria vita e del proprio mondo contro le ingiustizie, espressa dalle serie animate “fantaguerriere” (tutte), non lo era considerata affatto.

I cambiamenti nella trasmissione televisiva dei cartoni animati erano inaccettabili per i genitori abituati ai cortometraggi della Warner e alle romantiche fiabe della Disney, destinati ai bambini e al tempo stesso adatti a tutti i componenti della famiglia.

Fortuna vuole che, nonostante tutto, fin/grazie dall’arrivo in Italia dei cartoni giapponesi, i bambini e i ragazzi siano stati affascinati dalle imprese dei protagonisti di questi cartoni, dalle sigle musicali e dall’insieme di gadgets che li accompagnavano (figurine, giocattoli, album da colorare ecc..) uscendo da un loop televisivo ( forse non così ingenuo e/o formativo?) permettendo loro di acquisire valori e conoscenze anche di altre culture e favorendo così lo sviluppo di un pensiero autonomo oggi purtroppo molto messo alla prova dai troppi clichè televisivi/invasivi/Social.



Kappa
Author: Kappa

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Scritto da: Kappa

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