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L’invasione della Fantascienza Animata

todayMaggio 6, 2023 110 2

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L’invasione della Fantascienza Animata

Nella ciclopica opera “Il dizionario dei Cartoni Animati” (ed. Anton) il suo autore e amico, salito a bordo dell’“Astronave dei Ricordi”, Daniel Valentin Simion descrive il cartone animato come “una alternativa passiva al gioco: insegna, diverte, ispira, emoziona, proprio come giocare dal vivo”.

Ancora l’autore ci spiega il significato del termine “Anime”, ormai di uso comune dagli anni ‘60 del ventesimo secolo, e che (ri)scopriamo altri non essere che l’abbreviazione di “Animeeshon”, ovvero la storpiatura giapponese della parola inglese “Animation” (Animazione), e che si riferisce specificatamente ai disegni animati di origine nipponica sia quelli televisivi che quelli realizzati per il mercato cinematografico e commerciale.

La prima serie “Anime” realizzata interamente da disegnatori giapponesi vede la luce sugli schermi della “Fuji Television” e lo fa con una produzione a tema fantascientifico: il primo gennaio 1963 alle 18.15 va in onda “Tetswan Atom” (Astroboy), adattamento animato di un fumetto abbastanza conosciuto di Osamu Tezuka e prodotta dalla “Mushi Production” la casa d’animazione creata dallo stesso disegnatore nel 1961. Fu un successo tale che sbalordì tutto il mondo televisivo giapponese e ancora oggi “Tetswan Atom” rappresenta la pietra miliare dell’animazione televisiva del paese del Sol Levante.

L’ anno 1963 fu caratterizzato da diverse opere “Animate” giapponesi che diedero il via, con un crescendo di produzioni, alla consapevolezza che un prodotto dapprima considerato esclusivamente un costo eccessivo potesse trasformarsi in un business a tutti i livelli.

Tra le prime cinque produzioni animate giapponesi la storia racconta che ben quattro furono di genere fantascientifico: dal citato “Tetswan Atom”, in onda per 210 episodi dal 1° gennaio 1963 al 31 dicembre 1966, al “fanta-pupazzesco” “Ginga Shonentai” sempre di Osamu Tezuka, in onda per 92 episodi dal 7 aprile 1963 al 1° aprile 1965, passando per il primo c.d. “Robottone” quel “Tetsujin Nijuhachigo” in onda dal 20 ottobre 1963 al 25 maggio 1967 per 96 episodi, sino al “Fanta-Poliziesco” “Eightman”, 56 episodi dal 7 novembre 1963 al 24 dicembre 1964 ; quest’ultimo un prodotto che nonostante proponesse un’animazione un po’ imprecisa riuscì ad ottenere all’epoca un ampio consenso di pubblico diventando durante l’anno di trasmissione una delle serie storiche della televisione giapponese equiparata ai grandi telefilm in Live Action.

Una delle particolarità di queste serie era fra l’altro che spesso erano abbinate a prodotti pubblicitari andando così a sdoganare, in tempi non sospetti, quello che sarebbe poi diventato un marketing da indotti altissimi in Giappone e che avrebbe poi contribuito a far nascere il tanto amato, e odiato, “merchandising” collezionistico.

Sino alla metà del 1965 tutte le case di produzione erano impegnate nella realizzazione di serie prevalentemente a carattere fantascientifico, o comunque avventuroso, con il risultato che in appena tre anni di trasmissione le serie animate avevano invaso ogni canale televisivo giapponese con il colore andato velocemente a soppiantare il bianco e nero.

E dopo un breve periodo di “rilassamento fantascientifico” dato dalle esigenze delle case di produzione di esplorare nuovi scenari di mercato attraverso una produzione animata di generi diversificati, dal 1972 rinasce l’interesse per le opere di fantascienza in particolare per “la discesa in campo” di “Go Nagai” e dei suoi “robottoni” iconici ed intramontabili quali la trilogia “Mazinger Z”, “Great Mazinger” e “Ufo Robot Grendizer”.

E da allora grazie alla perfetta commistione del genere fantascientifico con altri generi, ora drammatici (Astroganga, Kyashan, Gatchaman, Capitan Harlock, Gundam…), ora più avventurosi (Trider G7, Gaiking…), ora più parodistici (Daitarn 3, Daltanious, Hurricane Polimar…) la fantascienza animata conoscerà una invasione che troverà il suo apice nel decennio a partire dalla fine degli anni ‘80 del ventesimo secolo proponendo per quasi un intero decennio prodotti di ogni qualità, ora azzeccata, ora altissima e….. altre volte dimenticabile.

Eroi semplici, ragazzini intrepidi, robot, androidi per una fantascienza animata raccontata attraverso originali trame sviluppatesi negli anni e partite quasi per gioco da una comune iniziale ed ingenua “Space Opera” ed evolutesi oggi in opere sempre più complesse ed intrecciate in altrettanti universi complessi ed intrecciati ora “Cyberpunk”, ora “Steampunk”, ora “Utopici”, “Distopici” e “Ucronici” non dimenticando la base di partenza con al suo centro iconiche figure di un’astronave o di un robot sempre pronti a difendere il Giappone dal nemico di turno proveniente dallo spazio più profondo, dalle viscere della terra o dagli abissi marini.

Dal primo cartone animato della storia “Fantasmagorie” del francese Émile Colh (1908) all’animazione giapponese, un itinerario quello fantascientifico degli “Anime” nel quale incontrare icone come Osamu Tezuka, Go Nagai, Hayao Miyazaki, Leiji Matsumoto, Yoshiyuki Tomino, Shingo Araki…ma queste, come altre, sono altre storie da raccontare…anche come “alternativa passiva al gioco”.

Ed è questo il motivo perché non sono cresciuto…per giocare con voi eternamente…”

 

 

Kappa
Author: Kappa

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Scritto da: Kappa

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